Domande e risposte sull'attuazione

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Contenuto della CIP

Qual è la differenza tra una cartella clinica informatizzata e la CIP?

La cartella clinica informatizzata è la documentazione interna del professionista della salute (sistema primario). Contiene dati che, ad esempio, in occasione di una visita medica vengono inseriti dal medico o dai suoi collaboratori nel sistema informatico dello studio o della clinica. Nella CIP, con il consenso dei pazienti, vengono resi accessibili ad altri professionisti della salute i dati e i documenti rilevanti per ulteriori cure e trattamenti (sistema secondario). Questa raccolta dei principali dati rilevanti ai fini della cura viene utilizzata per lo scambio di informazioni tra i diversi professionisti della salute. Si compone di una parte dei dati o dei documenti archiviati nei singoli sistemi d’informazione di studi e cliniche. La CIP non esenta i professionisti della salute dall’archiviazione della documentazione medica dei loro pazienti (cfr. scheda informativa sulla differenza tra cartella clinica informatizzata e cartella informatizzata del paziente, disponibile in tedesco e francese).

Chi provvede a garantire l’attualità e la rilevanza dei dati della CIP e a mantenerne l’intellegibilità?

La CIP appartiene al paziente ed è quindi suo diritto decidere come debba essere gestita. Attraverso i diritti d'accesso e i gradi di riservatezza, il paziente può sostanzialmente influenzare diversi elementi. Inoltre, i documenti della CIP possono essere classificati o filtrati secondo diversi criteri, come il luogo di allestimento (p. es. nome dell’ospedale) o la specialità medica (p. es. chirurgia).

In materia di gestione della CIP non ci sarà probabilmente una sola soluzione o procedura, ma nei prossimi anni saranno approntati diversi modelli. Per esempio è ipotizzabile che la gestione della CIP sia in futuro una prestazione offerta dalle comunità (di riferimento) e dai loro professionisti della salute. In tal caso, la prestazione dovrà essere finanziata dalla comunità (di riferimento) e non dall’AOMS.

Quali dati può contenere una CIP?

Il contenuto della cartella informatizzata del paziente, ai sensi della LCIP, consiste di dati e documenti importanti per i professionisti della salute coinvolti nelle cure successive. La scelta delle informazioni e dei dati ritenuti rilevanti ai fini della cura dipende dal singolo caso e dalla storia clinica del paziente. Le informazioni contenute nella cartella informatizzata del paziente sono dunque una parte dei dati e dei documenti archiviati nei sistemi d’informazione dei professionisti della salute. eHealth Suisse sta elaborando un ausilio per l’attuazione sul tema «Informazioni rilevanti ai fini della cura».

Chi decide quali informazioni sono rilevanti ai fini della cura?

Di norma è il personale curante a decidere quali dati potrebbero essere rilevanti per le cure successive. Si raccomanda di definire regole a livello organizzativo o tecnico su quali tipi di documenti della struttura sanitaria debbano essere tipicamente classificati come rilevanti ai fini della cura e quindi inseriti nella CIP (p. es. lettera di dimissione, rapporti operatori, liste delle terapie farmacologiche, ecc.).

Qualora un paziente ritenesse, diversamente dalla struttura sanitaria, che un documento nella CIP non sia rilevante, può cancellarlo dalla CIP. Inversamente, se secondo lui manca un documento rilevante ai fini della cura, può pretendere che sia caricato nella CIP. Questa pretesa deriva dal diritto generale all’informazione.

Con l’introduzione della cartella informatizzata del paziente i professionisti della salute dovranno tenere due documentazioni diverse? Da una parte la cartella clinica nel proprio sistema d’informazione e dall’altra la CIP?

No, la CIP è utilizzata primariamente per consentire ad altri professionisti della salute di accedere dalla documentazione medica esistente alle informazioni rilevanti ai fini della cura. Il compito dei professionisti della salute si limita alla registrazione dei documenti disponibili nella CIP (eventualmente automaticamente, vedere Scheda informativa "Rilevamento di dati medicinali nella CIP d'un utente technico", in tedesco).

Devono essere registrati retrospettivamente documenti nella CIP?

No. Il contenuto della cartella informatizzata del paziente, ai sensi della LCIP, consiste di informazioni rilevanti per le cure successive. Questo, in linea generale, vale per documenti attuali. Si è scelto di non obbligare le comunità e le comunità di riferimento a registrare retrospettivamente documenti nella CIP.

La presunzione legale per la registrazione di documenti si riferisce dunque soltanto ai documenti generati dopo che:

  • un professionista della salute si è affiliato a una comunità (di riferimento) certificata; e
  • il paziente ha aperto una CIP.

Le comunità (di riferimento) sono libere di offrire la registrazione di documenti meno recenti. In questo caso, esse devono innanzitutto imporlo ai propri membri. In secondo luogo, devono informare il paziente in merito a questa possibilità e ottenere il suo consenso alla registrazione. Ciò può avvenire separatamente o nell’ambito del consenso alla costituzione della CIP.

Esistono prescrizioni legali per il termine entro il quale i dati rilevanti ai fini della cura devono essere registrati nella CIP?

No. Le comunità e le comunità di riferimento devono garantire che, in caso di cura, i dati rilevanti ai fini delle cure successive vengano registrati nella CIP (art. 10 cpv. 1 lett. a LCIP). Questa disposizione non è ulteriormente concretizzata nelle ordinanze né è previsto di integrare questo aspetto nella 1ª revisione delle disposizioni esecutive.

Spetta dunque alle comunità e alle comunità di riferimento elaborare direttive o politiche interne per la registrazione dei dati nella CIP e obbligare contrattualmente le strutture sanitarie al loro rispetto. È utile tenere presente che i termini devono essere definiti in modo da non entrare in contrasto con le finalità della CIP (sostegno ai processi di cura, aumento della sicurezza dei pazienti, miglioramento della qualità delle cure, ecc.). In ogni caso, devono essere previste anche norme speciali per la registrazione di dati sensibili a cui il paziente dovrebbe avere accesso solo durante un colloquio con un professionista della salute.

Come vengono distrutti i dati medici della CIP?

Il paziente può in qualsiasi momento richiedere che determinati dati medici registrati nella CIP vengano cancellati o distrutti (art. 10 cpv. 2 lett. c OCIP e numero 2.7 lett. c allegato 2 OCIP-DFI [condizioni di certificazione per comunità e comunità di riferimento]). Attualmente non esiste un profilo d’integrazione IHE internazionalmente accettato che consenta una distruzione automatizzata dei dati negli archivi decentralizzati della comunità di riferimento del paziente, tanto meno negli archivi decentralizzati di altre comunità (di riferimento). La funzione «Delete Document Set» [ITI-62] del profilo d’integrazione IHE XDS Metadata Update (cfr. numero 2.9.13. cpv. b allegato 2 OCIP-DFI) comporta solo la cancellazione della voce nel registro dei documenti e non la distruzione dei dati nell’archivio decentralizzato. Si prevede che dall’anno 2020 sarà disponibile un profilo d’integrazione a livello internazionale che consentirà anche la distruzione automatizzata dei documenti negli archivi decentralizzati. eHealth Suisse si adopererà per adattarlo il più rapidamente possibile alle specificità nazionali della Svizzera. Tuttavia, finché non sarà recepito nelle ordinanze della LCIP, le comunità (di riferimento) devono definire processi organizzativi per l’attuazione della disposizione di cui all’articolo 10 capoverso 2 lettera c OCIP.

Nelle comunità è consentito archiviare determinati documenti soltanto nel sistema secondario della CIP e non nel sistema primario di un professionista della salute (ad es. piani di trattamento condivisi, prescrizioni interdisciplina-ri)?

No. La LCIP prevede una cartella del paziente virtuale e una memorizzazione decentralizzata dei dati. La CIP non è la cartella clinica. Nella CIP non è archiviato alcun documento originale. Si fa semplicemente riferimento, tramite un registro dei documenti, al luogo di archiviazione dei dati, sia direttamente ai sistemi di archiviazione del personale curante sia al sistema di archiviazione dei documenti interno alla comunità.

Il sistema di archiviazione dei documenti interno alla comunità è una componente decentralizzata della CIP anteposta al sistema primario (documentazione interna del personale curante) e necessaria perché i dati della CIP hanno propri metadati e regole di gestione (p. es. riguardo ai termini di eliminazione), e affinché i dati presenti nella cartella informatizzata del paziente siano sempre disponibili, anche quando i sistemi primari dei professionisti della salute non sono consultabili di notte o nel fine settimana (cfr. scheda informativa di eHealth Suisse sulla differenza tra cartella clinica informatizzata e CIP, disponibile in tedesco e francese).

Quanto sono vincolanti i formati di scambio che saranno definiti nell’allegato 4 dell’OCIP-DFI?

Nella prima fase dell’introduzione della CIP, i dati sulla terapia farmacologica o sui vaccini da somministrare dovranno essere registrati nella CIP nel consueto formato PDF o come dati medici strutturati in forma dei cosiddetti formati di scambio. In quest’ultimo caso, dovranno essere utilizzati soltanto i formati di scambio definiti nell’allegato 4 dell’OCIP-DFI, al fine di impedire l’utilizzo di diversi formati di dati medici strutturati, non interoperabili tra loro.

Dei formati di scambio raccomandati a livello nazionale e che saranno sviluppati in futuro, i tipi di formato rilevanti ai fini della cura saranno integrati gradualmente nel diritto di esecuzione concernente la legge federale sulla cartella informatizzata del paziente (allegato 4). Un gruppo di lavoro “Formati di scambio” istituito da eHealth Suisse per i formati di scambio elaborerà la strategia di base e si confronterà anche con formati di scambio non utilizzati per la CIP.

Come visualizza il paziente le informazioni registrate nei formati di scambio?

Il paziente può vedere i contenuti direttamente (senza ulteriore preparazione) o sotto forma di documento preparato (analogamente a un web browser che trasforma il codice HTML in un formato leggibile). Il portale per i professionisti della salute e quello per i pazienti devono essere in grado di presentare in modo corretto e completo dati strutturati leggibili da persone (cfr. n. 3.3 lett. d e 9.4.2 allegato 2 OCIP-DFI). L’attuazione di questa prescrizione è di competenza dei fornitori tecnici.

Quando occorre creare versioni diverse di documenti della CIP?

Apportando una correzione o un’integrazione a un documento ne viene creata una nuova versione. È così possibile aggiungere o correggere un’informazione mancante o errata, il documento rimane tuttavia sostanzialmente lo stesso. Ad esempio aggiungendo a posteriori a un rapporto di dimissione da un ospedale la firma del primario ne viene creata una versione 2. Alla versione precedente viene allora attribuita l’informazione di stato «annullata» («deprecated»). Una cancellazione delle versioni precedenti e di altri dati medici da parte dei professionisti della salute non è possibile per ragioni di tracciabilità (cfr. Rapporto esplicativo, commento all’art. 11 OCIP). Solo il paziente può distruggere dati medici nella CIP (n. 9.4.1 CTO).

Il portale d’accesso per i professionisti della salute e per i pazienti deve permettere di riconoscere chiaramente quali dati medici non sono più validi oppure quali altre versioni sono eventualmente disponibili (art. 11 e 18 OCIP, n. 3.1 e 9.2 CTO).

Quando occorre cancellare documenti della CIP?

I documenti attribuiti per errore a una CIP, che non riguardano in nessun modo il paziente, devono essere totalmente cancellati. Un esempio potrebbe essere un referto di laboratorio di un paziente X caricato per errore nella CIP del paziente Y. Per ragioni di tracciabilità i documenti attribuiti correttamente, ma mancanti di informazioni o contenenti informazioni errate non devono essere cancellati, ma soltanto annullati e ricreati in una nuova versione (cfr. Domanda precedente).

Per quanto tempo vengono conservati i documenti nella CIP?

Gli obblighi di conservazione dei documenti nella CIP sono esplicitamente disciplinati dalla LCIP. I dati registrati nella CIP da professionisti della salute sono distrutti dopo 20 anni (art. 10 cpv. 1 lett. d OCIP). Il paziente può però chiedere che alcuni dati siano esclusi dalla distruzione (art. 10 cpv. 2 lett. b OCIP; n. 2.6 seg. CTO). Se un paziente revoca tuttavia il suo consenso alla CIP, tutti i dati devono essere distrutti. In questo caso la consultazione dei dati deve essere immediatamente impedita avvalendosi di mezzi tecnici (messaggio LCIP pag. 4612). I verbali e la dichiarazione di revoca devono invece essere conservati per dieci anni (art. 10 cpv. 3 LCIP e art. 21 cpv. 1 OCIP).

In caso di morte la comunità di riferimento può sopprimere la CIP al più presto due anni dopo il decesso del paziente (art. 21 cpv. 2 OCIP). I diritti di accesso devono rimanere immutati dal momento in cui si viene a conoscenza del decesso fino alla soppressione della CIP, poiché non viene più eseguito nessun trattamento.

Quando si scaricano documenti dalla CIP occorre fornire anche i metadati?

In base al numero 10.2 dell’allegato 2 OCIP-DFI i pazienti devono avere la possibilità di scaricare i dati medici. Nel caso si voglia scaricare contemporaneamente tutti i documenti della CIP («bulk download») devono essere forniti anche i metadati dei documenti. Quando invece si scaricano singoli documenti, non è obbligatorio fornire ai pazienti anche i metadati.

Accesso alla CIP

Chi ha accesso ai dati della cartella informatizzata del paziente?

In linea di principio possono visionare la CIP soltanto i professionisti della salute a cui il paziente ha concesso il diritto di accesso (cfr. scheda informativa «I professionisti della salute nella LCIP», disponibile in tedesco e francese). I documenti che possono essere consultati dipendono dal diritto di accesso accordato e dal grado di riservatezza del documento.

Gli assistenti di studio medico o di farmacia hanno accesso ai dati della CIP?

Sì. I professionisti della salute possono servirsi di altre persone per elaborare dati e documenti nella CIP, definite come persone ausiliarie secondo l’articolo 101 del Codice delle obbligazioni (CO).

Il personale ausiliario opera sempre in nome e per conto del professionista della salute responsabile e può essere incaricato da quest’ultimo di accedere alla CIP. Di conseguenza queste persone possono accedere alla CIP nella stessa misura del professionista della salute responsabile.

Il trattamento dei dati da parte del personale ausiliario viene verbalizzato esattamente come quello dei professionisti della salute. È possibile pertanto risalire a quale persona ha avuto accesso alla CIP e su incarico di chi.

Chi è considerato professionista della salute nel sistema CIP?

Per essere considerati professionisti della salute è necessario disporre della relativa qualifica professionale ed essere inseriti nell’ambito della cura (art. 2 cpv. b LCIP).

La verifica della presenza di una qualifica professionale di specialista della salute, di norma, avviene tramite un registro professionale federale o cantonale. Lo spettro è ampio e va da medico e farmacista a ottico, infermiere, soccorritore e massaggiatore medicale passando per psicoterapeuta, levatrice e dietista (cfr. scheda informativa sulle persone che hanno accesso alla CIP, disponibile in tedesco e francese).

Un medico di fiducia può accedere ai dati della cartella informatizzata del pa-ziente come professionista della salute?

Un medico di fiducia degli assicuratori malattie non è un professionista della salute ai sensi della LCIP. Non è coinvolto nella cura del paziente e non può dunque affiliarsi ad alcuna comunità (di riferimento) certificata (cfr. scheda informativa sulle persone che hanno accesso alla CIP, disponibile in tedesco e francese). Il processo di richiesta di documenti da parte del medico di fiducia è disciplinato dalla LAMal e non è legato alla disponibilità di una cartella informatizzata del paziente.

Per i medici di fiducia che svolgono questa funzione a tempo pieno non si pone il problema. Tuttavia, se un medico lavora a tempo parziale come medico di fiducia può affiliarsi a una comunità (di riferimento) come professionista della salute ai sensi della LCIP e potrebbe dunque avere accesso a una CIP (esempio: medico di famiglia con attività secondaria di medico di fiducia). Tale medico è tenuto a separare rigorosamente i due ruoli e ha la responsabilità di non utilizzare il sistema CIP nella sua funzione di medico di fiducia.

Hanno accesso alla CIP i periti dell’AI e i case manager?

Quanto detto sopra vale anche per i periti dell’AI e per i case manager. Non possono affiliarsi ad alcuna comunità (di riferimento) e non hanno accesso alla CIP.

I periti dell’AI e i case manager a tempo parziale che hanno accesso alla CIP nella loro funzione principale, ad esempio come medici di famiglia, devono separare rigorosamente i propri ruoli e hanno la responsabilità di non utilizzare il sistema CIP per la loro attività secondaria.

I collaboratori di organizzazioni di pazienti o di leghe per la salute possono ottenere l’accesso alla CIP?

No. I collaboratori di organizzazioni di pazienti o di leghe per la salute non possono accedere alla CIP (vedi sopra). Tale accesso è riservato ai professionisti della salute che dispongono della necessaria qualifica professionale e sono membri di una comunità di riferimento. Anche nei casi in cui professionisti della salute all’interno di un’organizzazione di pazienti o di una lega per la salute adempiono il requisito della qualifica professionale, di regola si trovano in una situazione in cui manca il contesto di cura richiesto dalla CIP (cfr. definizioni «professionista della salute» e «cura» nella LCIP: https://www.admin.ch/opc/de/classified-compilation/20111795/index.html#a2 o la relativa scheda informativa).

Un professionista della salute che archivia un documento nella CIP di un pa-ziente può visionare la CIP anche senza diritto di accesso?

No. A differenza dell’inserimento, l’accesso alla CIP – e al documento inserito – è possibile soltanto con un diritto d’accesso accordato dal paziente. I professionisti della salute che registrano dati medici nella CIP ma non hanno i necessari diritti d’accesso non ottengono alcun diritto d’accesso alla CIP inserendovi dati. Ciò significa che un professionista della salute deve assicurarsi adeguatamente – ad esempio in caso di incertezze circa la versione inserita di un documento – di poter accedere a tutti i dati tramite il sistema primario (ad es. sistema informatico dello studio o della clinica). L’accesso a una CIP senza diritti d’accesso precedentemente concessi è consentito solo in casi di emergenza medica. I pazienti vengono informati di tali accessi.

Un’assicurazione malattie può pretendere che un paziente apra una CIP o che le consenta l'accesso alla CIP?

No. Secondo la LCIP l’apertura di una CIP è facoltativa per un paziente (cfr. art. 3 cpv. 1 LCIP). È inammissibile che un'assicurazione malattie imponga a un assicurato di aprire o tenere una CIP attraverso le condizioni supplementari dell’assicurazione di base. Ciò vale per tutti i modelli dell’assicurazione di base, quindi anche per quelli alternativi.

L’assicurazione non può nemmeno pretendere di accedere a una CIP. La LCIP stabilisce espressamente che il paziente non può essere obbligato a rendere accessibili dati contenuti nella propria cartella informatizzata (art. 3 cpv. 4 LCIP).

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) esercita la vigilanza sugli assicuratori che offrono l’assicurazione di base. Verifica in modo sistematico e capillare i piani d’esercizio delle assicurazioni malattie, tra cui anche possibili collegamenti non ammessi con la CIP.

La vigilanza sulle assicurazioni complementari, che sono disciplinate dal diritto delle assicurazioni private, spetta invece all’autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA).

Un professionista della salute può modificare il grado di riservatezza di un documento impostato da un paziente?

Il paziente può stabilire il grado di riservatezza da attribuire ai nuovi dati medici registrati nella CIP (art. 4 lett. a OCIP). Se tuttavia non definisce nessuna attribuzione, i nuovi dati vengono registrati automaticamente con il grado di riservatezza «normalmente accessibile», a meno che il professionista non attribuisca loro il grado «limitatamente accessibile» (art. 1 cpv. 2 OCIP). Il paziente deve intervenire attivamente unicamente se desidera un’impostazione più restrittiva e vuole attribuire ai nuovi documenti il grado di riservatezza «limitatamente accessibile» oppure «segreto». In questo caso i professionisti della salute non possono modificare questa impostazione. Una modifica è possibile solo per passare dall’impostazione standard «normalmente accessibile» a quella «limitatamente accessibile».

Il professionista della salute, che non sa quali impostazioni abbia scelto il paziente, definisce sempre il grado di riservatezza da attribuire a un documento. L’attribuzione si basa tuttavia sulle impostazioni della CIP.

Perché nella CIP non esiste nessuna crittografia end-to-end (in inglese: «end-to-end encryption» E2EE)?

La sicurezza dei dati della CIP è garantita mediante numerose disposizioni dettagliate, relative anche alla crittografia (cfr. n. 2.5 seg. CTO). Per alcuni requisiti della CIP, come la gestione delle autorizzazioni o l’accesso in situazioni di emergenza, attualmente non esiste nessuna tecnologia di crittografia end-to-end direttamente applicabile. Inoltre, nessuno dei profili internazionali IHE sui quali si basa la CIP supporta ancora la crittografia end-to-end. L’UFSP ha commissionato uno studio di fattibilità per verificare se una crittografia end-to-end con le sue particolarità possa essere direttamente applicata e utilizzata nel sistema CIP (obiettivo A12, Strategia eHealth 2.0, in tedesco). I risultati dello studio dovrebbero essere disponibili all’inizio del 2020.

Apertura di una CIP

Chi può aprire una cartella informatizzata del paziente (CIP)?

Tutti i cittadini svizzeri e i cittadini stranieri con una carta di soggiorno ai sensi degli articoli 41-41b della legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrl) possono aprire una CIP. A questo scopo è necessario identificarsi. Lo si può fare o per mezzo di uno strumento di identificazione elettronico ai sensi della LCIP – se già disponibile – oppure mediante un documento di identità ai sensi dell’articolo 24 OCIP (cfr. art. 17 cpv. 1 lett. b OCIP e n. 8.2.1 lett. a CTO). È inoltre necessario un numero AVS in modo da poter generare un numero d’identificazione del paziente univoco (cfr. art. 6 cpv. 2 lett. e OCIP).

A causa dell’obbligo di identificarsi attraverso un documento ai sensi degli articoli 41-41b della LStrl alcuni gruppi di persone, come ad esempio i turisti stranieri in transito oppure le persone con una procedura di asilo in corso, non possono aprire una CIP. Può invece aprirne una chi ha ottenuto un permesso, ad esempio di dimora temporanea, di ammissione provvisoria, per frontalieri, di domicilio ecc., per il quale viene rilasciato un corrispondente documento di identificazione.

I pazienti possono dare il proprio consenso per via elettronica alla costituzione di una cartella informatizzata del paziente?

Nell’articolo 3 capoverso 1, la LCIP prevede la forma scritta per il consenso alla costituzione di una cartella informatizzata del paziente. Qualora il consenso venga dato per via elettronica, la forma scritta si considera adempiuta se il consenso è sottoscritto con una firma elettronica che soddisfi i requisiti del Codice delle obbligazioni (art. 14 cpv. 2bis CO). Cfr. anche l’ausilio per l’attuazione «Consenso per l’apertura di una CIP».

I pazienti possono essere svantaggiati se non aprono una CIP?

In linea di principio ogni paziente viene trattato allo stesso modo, indipendentemente dall’apertura di una cartella informatizzata. Tuttavia, sono possibili svantaggi di fatto dovuti a dati medici non disponibili.

Come avviene l’apertura e la gestione di una cartella informatizzata del paziente per bambini?

La LCIP e le relative ordinanze non contengono disposizioni particolari per l’apertura e la gestione di una cartella informatizzata per un bambino. Le condizioni quadro dell’autorità parentale sono regolate dal Codice civile svizzero (diritto di rappresentanza generale ai sensi dell’articolo 296 e segg. CC).

Come avviene l’apertura e la gestione di una cartella informatizzata del paziente per persone incapaci di discernimento o di agire?

La LCIP e le relative ordinanze non contengono disposizioni particolari per l’apertura e la gestione di una cartella informatizzata per persone incapaci di discernimento o di agire. Le condizioni quadro in caso di persone incapaci di discernimento sono regolate dal Codice civile svizzero (art. 16 CC «Capacità di discernimento», art. 17 CC «Incapacità d’agire»).

Le ordinanze della LCIP prevedono disposizioni da applicare in caso di oppo-sizione al consenso presunto del paziente alla registrazione dei dati medici nella CIP?

Ai sensi dell’articolo 3 capoverso 2 LCIP, in caso di cura si presume che il paziente accetti che la struttura sanitaria o il professionista della salute responsabili del trattamento registrino i dati rilevanti ai fini della cura nella CIP. Pertanto non è necessario ottenere il consenso per la registrazione di ciascun nuovo documento. Il consenso si può ritenere tacito. Qualora il paziente desideri che, in caso di trattamento, determinati dati medici non vengano registrati nella CIP, deve agire di propria iniziativa e comunicarlo esplicitamente alla struttura sanitaria o al professionista della salute prima dell’inizio della cura. Le comunità e le comunità di riferimento devono prevedere procedure organizzative (o tecniche) da applicare in questi casi (art. 10 cpv. 2 lett. a OCIP e numero 2.7 lett. a allegato 2 OCIP-DFI [Condizioni di certificazione per le comunità e le comunità di riferimento]). In particolare, va stabilita una procedura da applicare se il paziente non desidera che siano registrati nella CIP soltanto alcuni dei documenti prodotti durante una cura.

Qualora il paziente decida soltanto in un secondo momento che determinati documenti non debbano essere presenti nella CIP pur essendo già stati registrati, ha la possibilità di cancellarli.

Le registrazioni immesse dal paziente stesso vengono contrassegnate nella CIP?

Sì, ricevono automaticamente un apposito contrassegno tramite il metadato «Ruolo dell’autore» (cfr. allegato 3 OCIP-DFI).

Soltanto un professionista della salute può fornire spiegazioni al paziente in merito alla cartella informatizzata del paziente?

No. Se le informazioni coprono tutti i punti rilevanti e sono riportate in forma comprensibile, anche un’altra persona (ad es. gli assistenti di studio medico o l’amministrazione di una comunità ecc.) può assumere questo compito. Cfr. anche l’ausilio per l’attuazione «Consenso per l’apertura di una CIP».

Chi può assumere la rappresentanza per una CIP?

I pazienti in possesso di una CIP possono nominare un rappresentante per la propria cartella. I rappresentanti non necessitano di un proprio numero d’identificazione del paziente né di una propria CIP, ma possono accedere alla CIP della persona rappresentata soltanto con un proprio documento d’identità di un organo emittente certificato. Anche i rappresentanti devono essere informati in merito al funzionamento di base della CIP nonché alle possibilità, ai diritti e agli obblighi legati all’utilizzo della cartella informatizzata del paziente.

Cosa bisogna fare in caso di cambiamento di comunità di riferimento?

I pazienti possono cambiare in qualsiasi momento la propria comunità di riferimento. L’eventuale passaggio a un’altra comunità di riferimento non ha alcun effetto sui dati medici e i documenti già resi disponibili, che rimangono accessibili.

Affinché un cambio sia possibile, le comunità di riferimento hanno definito congiuntamente in un gruppo di lavoro temporaneo la migrazione di una CIP da un fornitore all’altro. I risultati sono descritti nell’ausilio per l’attuazione «Cambio di comunità di riferimento».

Come deve identificarsi il paziente all’apertura di una CIP?

Il paziente può confermare la proprià identità esibendo un passaporto, una carta d’identità o un permesso di soggiorno secondo la legge sui documenti d’identità o la legge sugli stranieri (cfr. spiegazioni concernenti l’art. 17 OCIP). Se dispone già di uno strumento d’identificazione rilasciato da un emittente certificato ai sensi della LCIP, può usarlo per identificarsi. In alternativa può inviare per via elettronica una domanda corredata di firma elettronica qualificata secondo la legge federale.

Dal momento che l’identificazione video è ammessa nella procedura di emissione di uno strumento d’identificazione certificato (v. capitolo 13 «Identità elettronica»), ne consegue per analogia che deve essere ammessa anche per l’apertura di una CIP. Tuttavia, la decisione sull’ammissibilità di una procedura scelta dalla comunità di riferimento spetta all’organismo di certificazione.

Sebbene l’allegato 2 OCIP-DFI («CTO») non contenga prescrizioni in merito, si raccomanda di custodire una copia dello strumento d'identificazione per motivi di assicurazione della prova.

Un’assicurazione malattie può pretendere che un paziente apra una CIP o che le consenta l'accesso alla CIP?

No. Secondo la LCIP l’apertura di una CIP è facoltativa per un paziente (cfr. art. 3 cpv. 1 LCIP). È inammissibile che un'assicurazione malattie imponga a un assicurato di aprire o tenere una CIP attraverso le condizioni supplementari dell’assicurazione di base. Ciò vale per tutti i modelli dell’assicurazione di base, quindi anche per quelli alternativi.

L’assicurazione non può nemmeno pretendere di accedere a una CIP. La LCIP stabilisce espressamente che il paziente non può essere obbligato a rendere accessibili dati contenuti nella propria cartella informatizzata (art. 3 cpv. 4 LCIP).

L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) esercita la vigilanza sugli assicuratori che offrono l’assicurazione di base. Verifica in modo sistematico e capillare i piani d’esercizio delle assicurazioni malattie, tra cui anche possibili collegamenti non ammessi con la CIP.

La vigilanza sulle assicurazioni complementari, che sono disciplinate dal diritto delle assicurazioni private, spetta invece all’autorità di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA).

La dichiarazione di consenso per la CIP può essere conservata sotto forma di scansione o solo in forma cartacea?

La forza probatoria di una scansione elettronica non è la stessa di un originale con firma autografa. La scansione può ad esempio comportare una perdita del valore probante, se le caratteristiche fisiche dell’originale (p. es. dell’inchiostro) sono rilevanti al fine di stabilire una prova. Si tratta però di casi piuttosto rari. La scansione e la distruzione degli originali sono dunque consentite in molti casi (ma non in tutti). In una procedura giudiziaria è compito del giudice valutare l’autenticità/correttezza del documento mediante il libero accertamento delle prove.

Affinché sia possibile, se necessario, provare la correttezza e la conformità all’originale del documento scansionato in modo sufficientemente conforme alle disposizioni di legge, è indispensabile che la procedura di scansione sia disciplinata con precisione.

I pazienti dove potranno aprire una CIP?

Dipende dall’offerta CIP. In alcune comunità di riferimento le CIP potranno essere aperte presso le strutture stazionarie, in altre presso quelle ambulatoriali, in altre ancora occorrerà invece rivolgersi a enti pubblici oppure seguire procedure online. In parte si prevede di combinare la procedura per aprire una CIP con quella per l’ottenimento di una eID.

Come deve essere attuata da parte della comunità di riferimento la revoca senza formalità della CIP?

L’articolo 3 capoverso 3 LCIP prevede che il paziente possa revocare in ogni tempo il consenso alla costituzione della cartella informatizzata senza indicarne i motivi. Il messaggio precisa che per la revoca non sono previsti requisiti di forma. Anche il numero 6.1.3 lettera e dell’allegato 2 OCIP-DFI contempla esplicitamente la possibilità di una revoca senza formalità. Ciò significa in particolare che la revoca non deve essere vincolata a condizioni, come ad esempio la presenza fisica del paziente interessato oppure l’invio di una copia del documento di identificazione. È già sufficiente una semplice telefonata. Nondimeno, a prescindere dalle modalità adottate, è necessario che la comunità di riferimento verifichi che la revoca sia effettuata da una persona autorizzata, ossia direttamente dal paziente interessato oppure da un rappresentante autorizzato. La prescrizione menzionata al numero 12.2.2 lettera a delle CTO non deve pertanto essere considerata come esaustiva. Per evitare fraintendimenti, in occasione della prossima revisione l’UFSP adeguerà le CTO.

La comunità di riferimento, per verificare che la revoca sia effettuata da una persona autorizzata, potrebbe ad esempio prevedere le misure elencate qui di seguito, anche per documentare il rispetto del suo dovere di diligenza.

  • La persona che chiede la revoca viene identificata attraverso domande appropriate (dati personali, data della costituzione della CIP ecc.) o, in caso la persona sia fisicamente presente, le viene chiesto di esibire un documento. In alternativa è possibile effettuare una telefonata di controllo al numero di contatto registrato nella CIP.
  • Di norma la soppressione, nel caso non sia stata eseguita di persona, viene confermata per raccomandata al titolare della CIP con riferimenti il più possibile precisi (ad esempio indicando il mezzo di comunicazione: «La Sua telefonata», la data, l’interlocutore ecc.). È possibile anche pensare alla concessione di un termine: «In mancanza di una Sua risposta nei prossimi cinque giorni, procederemo alla soppressione della Sua CIP secondo la Sua richiesta».
  • Per la certificazione è di fondamentale importanza che la comunità di riferimento preveda processi che disciplinino le modalità di identificazione del paziente in base alla forma scelta per la revoca.

È ovviamente possibile anche implementare parallelamente varianti con prescrizioni formali per il trattamento della maggior parte delle revoche, ad esempio se il titolare della CIP si è regolarmente identificato con il suo strumento di identificazione e si è registrato nel sistema. L’importante è che sia consentita anche la possibilità di una «revoca senza formalità».

LCIP e diritto cantonale

Dalla LCIP e dalle relative ordinanze derivano nuovi compiti per i Cantoni?

Dalla LCIP e dalle relative ordinanze non deriva alcun compito vincolante per i Cantoni. Tuttavia, per l’attuazione della LCIP i Cantoni devono verificare la compatibilità del proprio quadro giuridico con la legge e, se del caso, dare avvio alle modifiche necessarie. Il Comitato direttivo della CDS raccomanda ai Cantoni, se necessario, di creare le basi giuridiche nei seguenti ambiti:

 

  • l’affiliazione di ospedali cantonali o altri istituti con mandato di prestazioni cantonale a una comunità di diritto privato o a una comunità di riferimento;
  • il cofinanziamento della costituzione, della certificazione e della gestione di comunità o comunità di riferimento, qualora il Cantone intenda richiedere a tal fine aiuti finanziari della Confederazione;
  • l’eventuale obbligo per i professionisti della salute del Cantone che esercitano economicamente a titolo indipendente di affiliarsi a una comunità o a una comunità di riferimento certificata.

(Decisione della CDS del 4 luglio 2013, cfr. anche ausili per l’attuazione sugli adeguamenti legislativi nei Cantoni (disponibile in tedesco e francese) e il rapporto della KPMG (2014) sull’impostazione delle comunità e delle comunità di riferimento (disponibile solo in tedesco), in particolare pag. 74 sulle raccomandazioni rivolte allo Stato)

È necessaria una base giuridica a livello cantonale affinché ospedali ed even-tualmente altri istituti possano registrare dati nella CIP?

La LCIP crea una base giuridica per la divulgazione dei dati alla CIP. I Cantoni devono tuttavia verificare se la loro legislazione cantonale (ad es. legge sulla protezione dei dati, legge sanitaria, legge sugli ospedali pubblici, ecc.) contiene norme che possano ostacolare la partecipazione degli istituti a comunità o comunità di riferimento. In tal caso, le norme riguardanti la partecipazione alla CIP dovrebbero essere riviste. Una base giuridica per la divulgazione dei dati alla CIP è necessaria, ad esempio per gli ospedali pubblici, qualora il diritto cantonale la richieda e la seconda frase dell’articolo 3 capoverso 2 LCIP sia ritenuta insufficiente dal Cantone.

Cosa succede se una struttura stazionaria non si è affiliata ad alcuna comuni-tà (di riferimento) alla scadenza del periodo transitorio?

L’attuazione delle disposizioni modificate della LAMal è di competenza dei Cantoni. Gli ospedali che, tre anni dopo l’entrata in vigore della LCIP, non si siano affiliati a una comunità o a una comunità di riferimento, devono essere rimossi dall’elenco degli ospedali dal Cantone competente. Lo stesso vale per le case per partorienti e le case di cura alla scadenza del periodo transitorio di cinque anni.

I Cantoni sono liberi di istituire un organo di coordinamento intracantonale e, in caso affermativo, in quale forma?

 La CDS invita i Cantoni a coordinare le attività intracantonali per l’attuazione della cartella informatizzata del paziente. La LCIP non contiene prescrizioni per i Cantoni in merito all’organizzazione interna.

Costituzione e gestione operativa delle comunità

Da chi possono essere composte le comunità e le comunità di riferimento?

Per la composizione dei membri delle comunità o delle comunità di riferimento sono possibili diversi scenari. Ad esempio:

  • comunità o comunità di riferimento di professionisti della salute di diverse discipline (ad es. medici, fisioterapisti, farmacisti) e strutture sanitarie (ad es. ospedali, case di cura) di una data regione, un determinato Cantone o più Cantoni;
  • comunità o comunità di riferimento di uno o più ospedali o enti ospedalieri con i medici e con le strutture prescriventi che si occupano delle cure successive (ad es. cliniche di riabilitazione) nonché con ulteriori professionisti della salute;
  • comunità o comunità di riferimento di professionisti della salute o strutture a indirizzo unitario (ad es. laboratori, istituti radiologici, farmacie);
  • modalità di collaborazione medica già esistenti (ad es. raggruppamenti di ospedali, reti di medici).

Comunità in corso di costituzione: www.e-health-suisse.ch/it/attuazione-comunita/comunita-cip/costituzioni-di-comunita-in-corso

Il Cantone può costituire e gestire una comunità (di riferimento)?

Ai sensi dell’articolo 2 capoverso 2 lettera d LCIP, una comunità (di riferimento) è un’unità organizzativa di professionisti della salute e dei loro istituti. La LCIP presuppone che le comunità e le comunità di riferimento si organizzino secondo il diritto privato. I Cantoni dovrebbero verificare se il diritto cantonale prevede restrizioni che possano impedire la partecipazione di ospedali cantonali o altre istituzioni sanitarie a una comunità (di riferimento).

Anche se una comunità è definita come unità organizzativa di professionisti della salute e dei loro istituti, il Cantone può comunque partecipare alla costituzione o alla gestione operativa di una comunità (di riferimento). In particolare, è ipotizzabile che istituisca assieme a terzi un organo responsabile per una comunità (di riferimento) al quale partecipi come membro (per informazioni più dettagliate vedi il rapporto della KPMG del 19 dicembre 2014 sull’impostazione delle comunità e delle comunità di riferimento, disponibile in tedesco).

I Cantoni possono partecipare soltanto alle comunità (di riferimento) del pro-prio territorio?

I Cantoni sono liberi di partecipare alla costituzione di comunità o comunità di riferimento, sia a livello organizzativo che finanziario. Spetta a loro decidere quale/i comunità intendono sostenere finanziariamente.

Le comunità di riferimento devono aprire una CIP per tutti i pazienti, indipen-dentemente dal loro luogo di domicilio?

Non appena la costituzione di una comunità (di riferimento) viene sostenuta con aiuti finanziari della Confederazione, l’offerta deve essere aperta a tutti i pazienti e professionisti della salute nel bacino di utenza pianificato. Questa regola si basa sull’ordinanza sugli aiuti finanziari per la cartella informatizzata del paziente (OFCIP) e sul contratto di sovvenzionamento tra la Confederazione e la rispettiva comunità (di riferimento).

Le comunità (di riferimento) sovvenzionate possono decidere autonomamente se accettare anche pazienti esterni al loro bacino di utenza. Lo stesso vale per le comunità (di riferimento) che non fanno richiesta di aiuti finanziari.

Quando e a quali condizioni le comunità (di riferimento) possono utilizzare dati del MedReg e dello PsiReg tramite l'interfaccia standard?

In linea di principio, le comunità (di riferimento) certificate hanno la possibilità di accedere tramite l’interfaccia standard ai dati accessibili al pubblico del registro delle professioni mediche (MedReg) o di quello delle professioni psicologiche (PsiReg) per verificare/acquisire i dati sulle qualifiche ai sensi della LCIP.

La rispettiva domanda motivata deve essere presentata dopo la conclusione con esito positivo della procedura di certificazione secondo la LCIP:

La LCIP prevede una serie di compiti e funzioni per le comunità (di riferimento). Le comunità (di riferimento) possono offrire prestazioni complementari?

La LCIP non vieta alle comunità di mettere a disposizione altri servizi. Tali servizi, tuttavia, non possono compromettere il funzionamento della CIP e i dati contenuti nelle cartelle informatizzate del paziente possono essere utilizzati solo per lo scopo specificato nella LCIP. I sistemi esperti, ad esempio, possono essere offerti dalle comunità solo sulla base dei dati che i professionisti della salute hanno precedentemente acquisito dalla CIP nel loro sistema primario con l’autorizzazione dei pazienti.

Le raccomandazioni nazionali di eHealth Suisse sui prestazioni complementari mirano a garantire l'interoperabilità delle soluzioni adottate in tutta la Svizzera. Le racommandazioni sono state elaborate in collaborazione con le comunità (di riferimento) e altri attori interessati: Raccomandazioni «Prestazioni complementari interoperabili delle comunità (di riferimento)» (in tedesco)

Quali forme organizzative sono ammesse per le comunità (di riferimento)?

Comunità e comunità di riferimento sono per definizione unità organizzative di professionisti della salute e dei loro istituti (art. 2 lett. d ed e LCIP). Di conseguenza soltanto questi e nessun altro attore, come i Cantoni o gli assicuratori malattie, possono essere membri di una comunità (di riferimento). Tuttavia, la comunità (di riferimento) può delegare i propri compiti a terzi in conformità con le pertinenti disposizioni del Codice civile, ad esempio a un’organizzazione di gestione esterna. A tale organizzazione la comunità (di riferimento) può trasferire, tra l’altro, i compiti legati all’ottenimento della certificazione.

Ad essere certificata, tuttavia, è in ogni caso la comunità (di riferimento) in quanto tale.

Chi decide se la soluzione scelta da una comunità (di riferimento) per soddi-sfare una determinata condizione di certificazione è conforme alla legge?

Il compito di stabilire se le soluzioni di attuazione scelte da una comunità (di riferimento) soddisfano o meno le disposizioni della LCIP spetta agli organismi di certificazione (art. 11 lett. a LCIP). Queste domande e risposte – quando non fanno riferimento alle basi giuridiche della CIP – non hanno carattere vincolante. Analogamente, gli ausili all’attuazione o le schede informative di eHealth Suisse sono da intendersi come sostegno all’attuazione della CIP. La valutazione finale della conformità spetta in ogni caso agli organismi di certificazione.

La certificazione delle comunità (di riferimento) può essere scaglionata secon-do gli aspetti organizzativi e tecnici. Chi decide se un requisito è di carattere tecnico o organizzativo?

Nelle disposizioni della LCIP e delle rispettive ordinanze, gli aspetti necessari per la certificazione non sono suddivisi esplicitamente in tecnici e organizzativi. Nella maggior parte dei casi la classificazione è evidente. Altri aspetti condividono componenti sia organizzativi sia tecnici (p. es. l’autenticazione a 2 fattori, che deve essere tecnicamente possibile e attuata nell’ambito dei processi e in quello organizzativo).

Da un lato la definizione precisa della procedura dipende dal piano di verifica della società di certificazione, che deve essere esaminato in via preliminare dal Servizio di accreditamento svizzero; dall’altro i contenuti e i tempi della verifica sono discussi tra le comunità (di riferimento) e le loro società di certificazione (cfr. Piano per l’introduzione CIP).

Una comunità (di riferimento) può gestire un unico archivio di documenti CIP (IHE XDS Repository) per tutti i fornitori di prestazioni affiliati?

Sì. Anche se la LCIP si basa sul principio fondamentale del decentramento e il legislatore ha prefigurato diversi archivi di documenti per ogni comunità (di riferimento), queste ultime godono di ampie libertà riguardo a molti punti dell’organizzazione interna e non esistono prescrizioni legali che vietino l'archiviazione comune di documenti. Diverse strutture sanitarie possono unirsi per gestire un archivio di documenti comune, fino al caso estremo in cui l’intera comunità (di riferimento) dispone di un solo archivio.

In ogni modo, nel caso in cui una comunità (di riferimento) optasse per un unico archivio di documenti, quest’ultimo deve essere gestito con particolare attenzione nel quadro del sistema di gestione della protezione e della sicurezza dei dati adeguato al rischio (conformemente agli art. 10 e 12 cpv 4 OCIP in combinato disposto con i n. 2.4, 4.2.1, 4.2.3 e 4.15.2 allegato 2 OCIP-DFI).

Come deve stabilire una comunità (di riferimento) le regole relative al limite massimo di consultazione o memorizzazione di dati medici nel portale d’accesso per i professionisti della salute?

Nel numero 3.3. dell’allegato 2 OCIP-DFI («CTO») si legge che il portale di accesso per i professionisti della salute deve: «per la consultazione dei dati medici destinati a essere visualizzati o memorizzati, prevedere un limite massimo ammissibile di dati medici per unità temporale, al superamento del quale si attivano idonee misure di blocco o misure di sicurezza supplementari». L’UFSP ed eHealth Suisse rinunciano a emanare raccomandazioni nazionali su questo punto. Le CTO lasciano di proposito libertà d'azione alle comunità, poiché se ogni margine di manovra fosse limitato da prescrizioni della Confederazione o raccomandazioni nazionali verrebbe meno l’idea di attuazione decentralizzata. In questa sede ci si limita a ricordare che la disposizione dell’ordinanza mira a evitare upload eccessivi, per cui nella definizione del limite massimo bisogna tenere conto del principio di proporzionalità.

Sarebbe utile se le comunità (di riferimento) si consultassero tra loro per condividere le soluzioni proposte. Il Gruppo di coordinamento comunità (di riferimento) offre una piattaforma adatta allo scopo.

È necessario certificare anche i sistemi primari collegati alla CIP (ad es. i sistemi informativi di studi medici e cliniche)?

Cfr. in proposito l’ausilio dell’UFSP (in francese e in tedesco), paragrafo 4.4: anche nel caso dei sistemi primari le condizioni di certificazione corrispondenti (ad es. autenticazione sicura, direttive relative all’interoperabilità) sono determinanti e devono pertanto essere rispettate. Si può tuttavia rinunciare a una verifica diretta delle interfacce tecniche dei numerosi sistemi primari, che risulterebbe molto onerosa dal punto di vista delle risorse, controllando il rispetto delle direttive esclusivamente mediante l’elemento centrale della piattaforma CIP. L’ente di certificazione può decidere di svolgere audit presso le strutture sanitarie collegate e i loro sistemi primari nell’ambito della procedura di certificazione.

La comunità di riferimento deve mettere a disposizione degli utenti un convertitore pdf?

No. Nell’interesse dei pazienti ma anche dei professionisti della salute, alle comunità di riferimento viene tuttavia raccomandato di mettere a disposizione una soluzione di facile utilizzo per la conversione (cfr. ausilio per l’attuazione «Conversione di documenti PDF per il caricamento nella CIP», in tedesco).

Obbligo di affiliazione alla CIP

Quali istituti sanitari devono offrire una CIP?

Gli ospedali, comprese le cliniche di riabilitazione e gli istituti psichiatrici, le case per partorienti e le case di cura hanno l’obbligo legale di offrire la CIP entro il 2020 o 2022. Si tratta di istituti che forniscono prestazioni stazionarie a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Sono fornitori di prestazioni ai sensi degli articoli 39 e 49a capoverso 4 della legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal).

Per quanto riguarda l’obbligo per una singola struttura di offrire o meno una CIP, dipende se l’istituto in questione è autorizzato come ospedale o casa di cura ai sensi dell’articolo 39 capoverso 1 o 3 o dell’articolo 49 capoverso 4 LAMal. In tal caso, deve offrire una CIP. Questo criterio vale anche per tutti i laboratori, i centri diurni, i centri residenziali ed eventuali strutture di altro tipo. Vale anche per gli istituti che forniscono soltanto una parte delle loro prestazioni a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, poiché questi – pur se soltanto per parte delle prestazioni – devono essere autorizzati come ospedali o case di cura ai sensi della LAMal.

Tutti gli altri istituti e professionisti della salute possono decidere volontariamente se affiliarsi a una comunità CIP.

Per ulteriori informazioni ed esempi concreti vedi la scheda informativa su chi deve offrire una CIP, disponibile in tedesco e francese.

Una volta affiliati al sistema CIP, gli ospedali e le case di cura devono regi-strare i documenti rilevanti ai fini della cura nella CIP dei pazienti?

Sì. Non è necessaria la richiesta esplicita da parte dei pazienti, poiché in caso di cura si presume che la persona interessata acconsenta alla registrazione di dati nella propria CIP da parte dei professionisti della salute (art. 3 cpv. 2 LCIP).

In considerazione del senso e dello scopo della (L)CIP e in particolare anche dell’articolo 39 capoverso 1 lettera f LAMal, sussiste chiaramente l’obbligo legale di registrare i dati nella CIP. Le comunità devono garantire che le strutture sanitarie a loro affiliate dispongano di regole in base alle quali soltanto i dati dalla cartella clinica del paziente rilevanti ai fini della cura siano inseriti nella cartella informatizzata del paziente (allegato 2 all’OCIP-DFI, sezione 2.4, lett. a).

I laboratori hanno accesso alla CIP di un paziente?

I laboratori autonomi e i laboratori di istituti che effettuano analisi su mandato di un medico sono considerati strutture sanitarie ai sensi della LCIP – in particolare se soddisfano i requisiti di cui agli articoli 53 e 54 dell’ordinanza sull’assicurazione malattie (OAMal). Spetta alla rispettiva comunità (di riferimento) verificare se un laboratorio autonomo soddisfa questi requisiti. Per analogia, ciò vale anche per la rilevazione dei professionisti della salute che lavorano presso il laboratorio.

Responsabilità

Come si applicano le norme di responsabilità nell’utilizzo della CIP da parte di professionisti della salute? I professionisti della salute sono responsabili dei contenuti da loro creati?

Le questioni di responsabilità sono disciplinate dagli articoli 41 e 97 segg. CO e nelle leggi speciali pertinenti (vedi anche art. 1 cpv. 4 LCIP). Con la cartella informatizzata del paziente non si crea alcuna situazione che non sia coperta dalle norme vigenti. Chi gestisce una documentazione del paziente deve presupporre fin da subito che terzi possano fare affidamento sulle informazioni ivi contenute, e può essere ritenuto responsabile nei confronti del paziente qualora questi, nell’ambito della cura da parte di terzi, subisca un danno a causa di informazioni incomplete o errate nella documentazione.

Un professionista della salute che non utilizza la CIP è responsabile per errori di trattamento che si sarebbero potuti evitare con informazioni contenute nella cartella informatizzata del paziente?

La LCIP non cambia nulla in merito all’attribuzione delle responsabilità e a chi risponde in caso di danni (si veda anche la domanda precedente). L’eventualità che un errore costituisca una violazione degli obblighi di diligenza deve essere valutata in ciascun caso a seconda delle circostanze. Il punto determinante è stabilire se uno specialista della salute nella circostanza in questione, in base alle informazioni e alle opzioni diagnostiche o terapeutiche disponibili, abbia preso una decisione ragionevole. Con la CIP viene creato un nuovo canale di informazione che, in alcuni casi, può essere preso in considerazione per tali valutazioni.

Come si inquadra la responsabilità delle comunità e delle comunità di riferimento? Ad esempio, la comunità (di riferimento) è responsabile se si verificano errori nella trasmissione dei dati?

La LCIP non cambia nulla in merito all’attribuzione delle responsabilità e a chi risponde in caso di danni (si vedano anche le domande precedenti e il “Kurzgutachten zu Fragen der Haftung” (in tedesco)).

La responsabilità e l’obbligo di rispondere per errori tecnici o per la mancata disponibilità di documentazione informatizzata del paziente sono valutati secondo gli stessi principi che si applicano all’uso della tecnologia nel settore sanitario in generale (sistemi informatici in generale, apparecchi a raggi X, dispositivi terapeutici, apparecchi per la respirazione artificiale, ecc.). Nella misura in cui abbia adottato la necessaria diligenza in particolare nella valutazione e selezione, nell’addestramento e nella formazione, nell’utilizzo e nella manutenzione, il fornitore di prestazioni non è tenuto a rispondere dei danni riconducibili a guasti tecnici delle apparecchiature o dei sistemi.

Per quanto riguarda la sicurezza dei dati, è opportuno che le comunità e le comunità di riferimento concordino con i loro tecnici concrete misure da intraprendere, che possono includere:

  • la creazione di un piano di sicurezza;
  • l’obbligo di rispettare standard di sicurezza generalmente riconosciuti per lo sviluppo e la gestione di sistemi d’informazione sicuri;
  • l’obbligo di sottoporsi ad audit di sicurezza periodici.

Ai sensi dell’articolo 12 capoverso 1 lettera b LCIP, nell’ambito della certificazione il Consiglio federale può prescrivere alle comunità i provvedimenti più importanti tramite la promulgazione di disposizioni esecutive (ad es. allegato 2  OCIP-DFI «CTO»).

Che cosa succede quando a un professionista della salute viene revocata l’autorizzazione a esercitare la professione? Perde l’accesso alla CIP?

Per «professionista della salute» la LCIP intende gli specialisti del settore sanitario riconosciuti dal diritto federale o cantonale (cfr. scheda informativa «I professionisti della salute nella LCIP», in tedesco). Con l’entrata in vigore della revisione della LPMed (legge sulle professioni mediche) il 1° febbraio 2020 l’obbligo di disporre di un’autorizzazione per esercitare la professione sarà oggetto di un nuovo disciplinamento, tra l’altro per quanto riguarda i rapporti di lavoro di diritto pubblico e di diritto privato. Anche se l’autorizzazione viene revocata ai sensi della LPMed, il Cantone può continuare ad autorizzare l’esercizio della professione, ad esempio «sotto vigilanza» di un altro professionista della salute. Se ne può dedurre che l’iscrizione nel registro da sola non è sufficiente per consentire la registrazione nella Health Provider Directory (HPD) con accesso a una CIP. Si consiglia pertanto di contattare le autorità cantonali.

Quali sono le conseguenze se un paziente rende accessibile attraverso la sua CIP un documento che contiene informazioni relative a terze persone?

La responsabilità civile di un paziente è retta dalle disposizioni in materia generalmente vigenti (art. 1 cpv. 4 LCIP). La responsabilità può derivare da un atto illecito, da un contratto oppure da una prescrizione legale. Siccome la LCIP non comprende disposizioni specifiche in merito, fa stato l’articolo 41 CO come norma fondamentale del diritto in materia di responsabilità civile. In base all’articolo, chiunque intenzionalmente oppure per negligenza danneggia qualcuno in maniera illecita è tenuto a riparare il danno. La persona che ritiene di essere stata danneggiata deve fornire la prova del danno. Nell’ambito della CIP, tuttavia, spesso non è facile dimostrare di avere subito un danno, presupposto indispensabile per un’azione di responsabilità.

Il quadro giuridico relativo all’illiceità del trattamento di dati da parte dei pazienti in quanto persone private è definito dalla LPD (art. 12 segg. LPD). Non è lecito comunicare a terzi senza giustificazione dati degni di particolare protezione (art. 12 cpv. 2 lett. c LPD). Una giustificazione può ad esempio consistere nell’interesse privato preponderante da parte del paziente ai sensi dell’articolo 13 LPD. Se un paziente rende accessibili i dati di terze persone attraverso la CIP nell’interesse preponderante del suo trattamento, questo comportamento di regola dovrebbe essere giustificato e non essere dunque considerato illecito. Un’altra giustificazione è rappresentata dal consenso della terza persona cui i dati si riferiscono. In caso di controversia il giudice deve verificare se nella fattispecie la comunicazione di dati di una terza persona attraverso la CIP è giustificata oppure no.

La LCIP comprende un’unica disposizione penale in merito all’accesso non autorizzato a una CIP (art. 24 LCIP). Le disposizioni penali della LPD (art. 34 seg.) non si applicano a questo caso. Dal punto di vista del diritto penale valgono pertanto le norme penali vigenti a titolo generale.

Finanziamento

Dovè sono disponibili domande e risposte sugli aiuti finanziari?

Domande e risposte sugli aiuti finanziari sono disponibili sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica: https://www.bag.admin.ch/bag/fr/home/strategie-und-politik/nationale-gesundheitsstrategien/strategie-ehealth-schweiz/umsetzung-vollzug/finanzhilfen.html.

Quanto costerà la CIP per la popolazione ?

Non vi sono disposizioni giuridiche al riguardo. Ogni comunità di riferimento decide autonomamente se richiedere una commissione per l'apertura, le prestazioni di servizio o la chiusura della CIP. Si suppone
tuttavia che la CIP sarà gratuita per la popolazione.

Come viene finanziato la CIP?

Le comunità (di riferimento) devono trovare da soli un metodo di finanziamento sostenibile, per esempio mediante contributi dei Cantoni, quote sociali delle istituzioni della salute affiliate o servizi supplementari a pagamento. La costruzione del sistema CIP è cofinanziato dalla Confederazione con un contributo di 30 milioni di franchi.

Come vengono remunerati i professionisti della salute per gli oneri connessi alla CIP?

Il Consiglio federale si è espresso in proposito nella sua risposta del 22 novembre 2017 all’interpellanza 17.3694. Per quanto concerne gli oneri, si distinguono i seguenti casi:

 

  • Oneri connessi alla registrazione di documenti nella CIP o alla consultazione della CIP: Per i professionisti della salute che possono fornire prestazioni a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, questi oneri sono già compresi nelle tariffe o indennità esistenti. Come recita l’articolo 25 capoverso 1 LAMal (RS 832.10), l’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie assume i costi delle prestazioni atte a diagnosticare o a curare una malattia e i relativi postumi. In aggiunta alla prestazione medica fornita al paziente, sono comprese prestazioni direttamente correlate come la creazione e lo studio di documentazione e rapporti, l’utilizzo di un’infrastruttura, ecc. Questo indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti in forma cartacea o di documenti elettronici e che l’invio avvenga per posta o tramite posta elettronica crittografata, o che si tratti dell’inserimento del corrispondente documento nella cartella informatizzata del paziente. In altre parole, tutti i costi sostenuti da un fornitore di prestazioni ai sensi dell’articolo 35 LAMal per la gestione delle CIP dei suoi pazienti sono già coperti. I professionisti della salute non riconosciuti come fornitori di prestazioni ai sensi dell’articolo 35 LAMal, quali droghieri e osteopati, i quali tuttavia possono affiliarsi a una comunità (di riferimento) secondo l’articolo 2 lettere b e c LCIP, sono liberi di chiedere ai loro pazienti un’ulteriore compensazione per gli oneri di gestione della cartella informatizzata.
  • Oneri connessi all’informazione dei pazienti sulla CIP ai sensi dell’articolo 3 capoverso 1 LCIP: La comunità di riferimento è responsabile dell’informazione del paziente che intende aprire una CIP (art. 15 OCIP). I relativi costi vanno dunque coperti tramite i mezzi della comunità di riferimento. Questo vale anche se l’organizzazione interna della comunità di riferimento è strutturata in modo che l’obbligo di informazione sia garantito dai professionisti della salute. In tal caso, i professionisti della salute interessati non possono fatturare il tempo corrispondente a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, bensì metterlo in conto alla comunità di riferimento del paziente. Dal punto di vista giuridico nulla vieta di finanziare il costo di queste attività di informazione tramite buoni erogati da altri attori quali Cantoni, fondi della lotteria, assicuratori privati, ecc.
  • Oneri per la manutenzione della CIP da parte di un professionista della salute: Anche questi oneri non possono essere addebitati all’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, ma devono essere fatturati direttamente al paziente stesso o alla comunità di riferimento del paziente.

Utilizzo secondario e portali di terzi

È necessaria una base giuridica per l’utilizzo secondario dei dati della cartella informatizzata del paziente (ad es. analisi anonimizzata per gestire il sistema sanitario)?

Sì, poiché l’utilizzo secondario dei dati della cartella informatizzata del paziente non è disciplinato dalla LCIP. È ipotizzabile un utilizzo dei dati per l’istituzione di registri di malattie o della qualità nonché per scopi statistici o di ricerca, oppure come base per l’ottimizzazione di processi amministrativi. All’occorrenza sarà necessario inserire in un secondo momento pertinenti disposizioni nel diritto speciale – ad es. leggi sulla statistica, atti normativi sulla sanità e sulla ricerca. Attualmente vige come base giuridica per la ricerca con dati della cartella informatizzata del paziente unicamente la legge sulla ricerca umana (LRUm), purché il paziente abbia dato il suo consenso e le altre disposizioni della LRUm siano soddisfatte. Se i Cantoni intendono utilizzare i dati della cartella informatizzata del paziente per gestire il sistema sanitario, è necessaria una base giuridica a livello cantonale. Essi devono pertanto verificare la compatibilità del proprio quadro giuridico con la LCIP e, all’occorrenza, apportare le necessarie modifiche. In quest’ambito bisogna anche tenere conto delle disposizioni in materia di protezione dei dati.

Il portale d’accesso alla CIP per i pazienti può essere ampliato con servizi supplementari o offerte di terzi?

La posizione di principio dell’UFSP è la seguente.

  1. Per i pazienti dev'essere possibile aprire una CIP e accedervi tramite il portale d’accesso senza l'obbligo di accettare eventuali servizi aggiuntivi/offerte di terzi.
  2. I requisiti rilevanti per la certificazione del portale d’accesso per i pazienti sono descritti dettagliatamente nelle ordinanze relative alla CIP. Essi concernono in particolare la delimitazione del portale d'accesso da altri servizi, l’autenticazione e i requisiti nell’ambito della protezione e della sicurezza dei dati (LCIP, OCIP, OCIP-DFI). Inoltre bisogna tenere presente che per servizi supplementari e offerte informative presenti nel portale d’accesso devono essere rispettate le pertinenti disposizioni legali (p. es. il diritto sugli agenti terapeutici in caso di pubblicità di medicamenti o la legislazione in materia di protezione dei dati).
  3. L’accostamento della CIP a servizi supplementari/offerte di terzi presuppone il rispetto di requisiti molto severi da parte delle comunità di riferimento poiché è imperativo assicurare in ogni momento la piena fiducia dei pazienti nei confronti della CIP. Per esempio, i pazienti devono sempre poter vedere se si trovano all’interno o all’esterno dello spazio confidenziale della CIP. Inoltre deve essere assicurato che i dati della cartella informatizzata del paziente non siano trasmessi automaticamente e senza autorizzazione esplicita del paziente ad ambiti funzionali o a supporti di memoria «esterni» alla CIP e di conseguenza fuori dal campo di applicazione della LCIP. Un errore nella gestione dell’autenticazione o nell’utilizzo di dati medici avrebbe conseguenze negative sulla fiducia dei pazienti nella CIP.

La conformità di una specifica offerta supplementare o di terzi alle disposizioni della LCIP viene controllata dall’organismo preposto nell’ambito della procedura di certificazione.

Organi di riferimento

Quale organo è competente per le controversie relative alla CIP?

Nel caso di situazioni di conflitto o di ricorso, le istanze di ricorso o di risoluzione delle controversie sono i consueti organi di consulenza della Confederazione e dei Cantoni (ad es. responsabili della protezione dati a livello federale o cantonale).

Chi è competente per la vigilanza sulla protezione dei dati presenti nella co-munità (di riferimento) e non nei sistemi degli istituti coinvolti?

Chi è competente per la vigilanza sulla protezione dei dati presenti nella co-munità (di riferimento) e non nei sistemi degli istituti coinvolti?

La LCIP presuppone che le comunità e le comunità di riferimento si organizzino secondo il diritto privato. Pertanto, in linea di principio la competenza spetta all’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT). La scheda informativa «CIP e responsabilità della protezione dei dati», disponibile in tedesco e francese, mostra sotto forma di tabella la responsabilità per livello di trattamento dei dati.

Quali requisiti minimi deve soddisfare un servizio di assistenza per i pazienti ai sensi dell’articolo 20 OCIP?

Il servizio di assistenza deve sostenere i pazienti nell’impiego della CIP sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista funzionale. Il sostegno avviene per lo meno sotto forma di servizio online (ad es. centro di assistenza, service desk con finestra di ricerca, catalogo di domande e risposte, chatbot). Non è necessario mettere a disposizione un help desk sotto forma di linea telefonica diretta oppure di sportello. Nel caso in cui per garantire il sostegno sia previsto l’accesso da parte di un collaboratore ai terminali dei pazienti, è necessario ottenere il loro consenso e documentare l’accesso (conformemente al capitolo 11.1.2 lettera c dell’allegato 2 dell’OCIP-DFI del 22 marzo 2017, edizione 2). Non è però obbligatorio offrire l’accesso ai terminali. Nel caso in cui il servizio di assistenza non riesca a garantire il proprio sostegno, occorre prevedere un processo che stabilisca chi risponde alle domande in quale momento (secondo livello).

In quali lingue il servizio di assistenza deve offrire il suo sostegno?

Il servizio di assistenza deve offrire il suo sostegno almeno nella lingua ufficiale del bacino di utenza della comunità di riferimento. Se nel bacino di utenza si parlano più lingue ufficiali, il servizio di assistenza deve offrire il suo sostegno in almeno due lingue ufficiali.

Servizi di ricerca centralizzati

Quali servizi di ricerca di dati mette a disposizione la Confederazione?

La Confederazione gestisce i servizi di ricerca che forniscono i dati di riferimento necessari alla comunicazione tra comunità e comunità di riferimento (art. 14 LCIP). Ne fanno parte:

 

  • il servizio di ricerca di dati delle comunità e comunità di riferimento (Community Portal Index CPI)
  • il servizio di ricerca di dati di istituti sanitari e professionisti della salute (Healthcare Provider Directory HPD)
  • il servizio di ricerca dei metadati (Metadata Index MDI)
  • il servizio di ricerca degli identificatori di oggetto (Object Identifier OID) registrati per la cartella informatizzata del paziente

 

I servizi di ricerca rientrano nell’ambito di responsabilità dell'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP, ma l'attuazione tecnica viene eseguita dall'Ufficio federale dell'informatica e della telecomunicazione UFIT (vedi scheda informativa sui servizi di ricerca centralizzati, disponibile in tedesco).

L'assegnazione degli OID, necessari per la comunicazione informatica tra le comunità, è stata commissionata alla fondazione Refdata.

Quali dati fornisce il servizio di ricerca di dati delle comunità e comunità di riferimento (Community Portal Index CPI)?

 

Il CPI è un'applicazione che consente, tramite apposite interfacce, di accedere ai sistemi delle comunità (di riferimento) ed eseguire ricerche di dati. In particolare, è possibile sapere se la comunità (di riferimento) con cui si intende comunicare è autorizzata a partecipare alla CIP e tramite quali endpoint è possibile scambiare dati.

 

I dati e i certificati (autenticazione) per una comunità vengono gestiti dall’UFSP e dal CPI.

 

Il CPI contiene le seguenti informazioni per ciascuna comunità (di riferimento):

 

  • nome della comunità
  • certificato elettronico
  • OID
  • persone di contatto
  • data della (ri)certificazione
  • organismo di certificazione
  • stato (attiva/inattiva)
  • endpoint tecnici (gateway) per la comunicazione con le comunità (di riferimento)

Come è strutturato il servizio di ricerca dei metadati?

Così come l'HPD e il CPI, anche il Metadata Index MDI è un'applicazione che consente di accedere ai sistemi delle comunità (di riferimento) tramite interfaccia e di richiamare le versioni attuali o altre versioni dei metadati. La versione attuale dei metadati è definita nell'allegato 3 OCIP-DFI. Il MDI offre la possibilità di visualizzare i metadati in un formato tecnicamente leggibile, in modo che i sistemi delle comunità (di riferimento) possano utilizzarli senza il bisogno di immissioni manuali.

Quali OID sono disponibili nel servizio di ricerca degli OID registrati per la cartella informatizzata del paziente?

Le comunità e le comunità di riferimento, gli istituti sanitari a loro affiliati e le unità organizzative a loro subordinate, nonché i professionisti della salute appartenenti a questi istituti sanitari devono disporre di un identificatore di oggetto (OID) per la partecipazione all'area riservata della CIP. A tutti questi soggetti (ad eccezione dei professionisti della salute) viene assegnato un OID. I professionisti della salute possono utilizzare il proprio GLN come identificatore. L'OID/GLN serve all'identificazione univoca della comunità, dell'istituto, dell'unità o della persona.

 

Le comunità (di riferimento) richiedono l'OID alla fondazione RefData per sé e per gli istituti sanitari a loro affiliati. In subordine agli OID assegnati da RefData per gli istituti sanitari, questi ultimi possono assegnare autonomamente altri OID, ad esempio a reparti e gruppi.

A differenza degli altri servizi di ricerca, al servizio di ricerca degli OID non si accede tramite un'interfaccia tecnica, ma tramite l'interfaccia GUI su http://oid.refdata.ch/Public/SimpleOidSearch.aspx.

Identità elettronica

Una comunità (di riferimento) può scegliere quali identità elettroniche certifi-cate accettare per l'accesso alla CIP?

La LCIP e le relative ordinanze prevedono che tutti i partecipanti alla CIP (pazienti e professionisti della salute) dispongano di un'identità elettronica sicura (eID) e che gli organi emittenti di mezzi d’identificazione siano certificati. Tuttavia, nessuna disposizione obbliga le comunità (di riferimento) ad accettare tutte le eID certificate. Ciò significa che possono decidere liberamente in merito.

Va però tenuto presente che, almeno nella prima fase dell'introduzione della CIP, la quantità di eID certificate sarà probabilmente molto limitata. Inoltre, dal punto di vista tecnico, una comunità (di riferimento) non dovrebbe necessitare di un adeguamento specifico, o all’occorrenza solo di minima entità, per l'integrazione delle diverse eID, a maggior ragione poiché è stata standardizzata la comunicazione con l'Identity Provider (IDP) tramite definizione di vincoli nell'ambito della prima revisione dell'allegato 8 OCIP-DFI.

Un emittente di strumenti di identificazione può verificare l’identità del richiedente tramite video?

Sì. Il procedimento potrebbe svolgersi come segue: un paziente o un professionista della salute riceve da un emittente certificato uno strumento d’identificazione che dispone di un identificatore elettronico univoco e di un meccanismo di autenticazione sicuro per accedervi. Nella fase successiva la persona attiva lo strumento d’identificazione, provando che dispone dei fattori di autenticazione necessari (p. es. una password segreta). Infine, un procedimento affidabile collega ulteriori caratteristiche identificative della persona con lo strumento d’identificazione. Questo collegamento può essere garantito con la presenza fisica della persona o con l’ausilio di un’identificazione video.

Un eventuale referendum sulla legge federale sui servizi di identificazione elettronici avrà ripercussioni sull’introduzione della CIP?

No. Gli strumenti di identificazione per la CIP vengono emessi indipendentemente dalla legge federale sui servizi di identificazione elettronica (LSIE). Le condizioni in base alle quali uno strumento di identificazione per la CIP viene autorizzato e certificato sono disciplinate dalla legislazione in materia di CIP (cfr. art. 7 LCIP; cap. 4 OCIP, art. 8 OCIP-EDI), non dalla LSIE.

I pazienti dove potranno ottenere le loro identità elettroniche per la CIP?

Dipende dall’offerta eID e CIP. Alcune comunità di riferimento intendono combinare la procedura per aprire una CIP con quella per l’ottenimento di una eID.

Numero d’identificazione del paziente EPR-SPID e Master Patient Index MPI

Le comunità e le comunità di riferimento possono memorizzare e utilizzare il NAVS13 (numero d’assicurato ai sensi dell’articolo 50c della legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti, LAVS)?

No, il NAVS13 può essere utilizzato da una comunità (di riferimento) esclusivamente per gli scopi di cui all’articolo 5 capoverso 2 LCIP:

 

  • domandare all’Ufficio centrale di compensazione un numero d’identificazione del paziente;
  • attribuire correttamente il numero d’identificazione del paziente.

Le persone che non hanno un numero AVS come possono ottenere un numero di identificazione del paziente?

Cfr. Regolamento di trattamento dell’UCC, «Persone senza NAVS13»: in alcuni casi molto rari (il caso più tipico riguarda i cittadini stranieri non residenti in Svizzera che non versano contributi AVS), al momento della richiesta di un EPR-SPID si constata che la persona interessata è priva di un numero AVS. Per queste fattispecie non esiste una base legale per richiedere un numero attraverso un fornitore di prestazioni oppure una comunità (di riferimento). Non esiste infatti un diritto a un impiego sistematico del numero AVS in questo contesto, per cui non è possibile generare un EPR-SPID in questo caso.

Perché per il numero d’identificazione del paziente non si utilizza il numero AVS?

Nell’ambito della CIP, la LCIP introduce il cosiddetto numero d’identificazione del paziente come numero da utilizzare obbligatoriamente. L’utilizzo del NAVS13 è stato valutato nell’elaborazione della legge e scartato per motivi di protezione dei dati.

Il numero d’identificazione del paziente viene emesso dall’Ufficio centrale di compensazione della Confederazione (UCC) e può essere utilizzato nella CIP per l’identificazione univoca dei pazienti. Non consente di risalire matematicamente ad altri numeri quale il numero AVS.

È possibile registrare nel Master Patient Index (MPI) di una comunità (di rife-rimento) i dati di base di tutti i pazienti trattati nelle strutture sanitarie canto-nali o private di quella comunità (di riferimento)?

È possibile, ma non sulla base della LCIP, bensì soltanto sulla base di altre disposizioni federali o cantonali applicabili in questo caso. La LCIP consente soltanto la registrazione dei dati di pazienti che hanno acconsentito a costituire una CIP.

È possibile utilizzare il numero di identificazione del paziente (EPR-SPID) al di fuori della CIP?

Sì, è possibile, solo tuttavia nell’ambito del settore sanitario e se esiste una base legale formale in tal senso sul piano cantonale o federale. Devono essere inoltre definiti lo scopo dell’utilizzazione e le persone autorizzate (art. 6 LCIP; cfr. scheda informativa «Identificatori e numeri in ambito CIP», in tedesco).

Come fa a sapere un professionista della salute se un paziente ha una CIP?

In primo luogo sono i pazienti stessi che possono dare quest’informazione, per esempio all'ammissione (soluzione organizzativa). Se non è noto se sia stata aperta una CIP ma ci sono documenti da inserire, si può appurarne l’esistenza anche con mezzi tecnici:

  1. MPI: ricerca tramite l’identificatore locale del sistema primario o tramite dati demografici. Se la ricerca non dà alcun esito, passare al punto 2.
  2. UCC: ricerca nella banca dati UPI dell’UCC per controllare se in nessun’altra comunità di riferimento sia stata aperta una CIP (eCH-0214).

In quale momento i neonati ricevono un numero d’identificazione del paziente in modo da costituire una loro cartella?

Per l’apertura di una cartella informatizzata del paziente per un neonato è necessario un numero d’identificazione del paziente. Tale numero viene attribuito dopo la registrazione del bambino nella banca dati UPI dell’Ufficio centrale di compensazione (UCC). Il completamento della registrazione del neonato nella banca dati dell’UCC può richiedere qualche giorno dalla sua nascita.

Come è possibile modificare i dati demografici registrati nel Master Patient Index (MPI) in caso di cambiamento di nome o di domicilio?

In caso di cambiamento di nome o domicilio, spetta al paziente inserire le informazioni attraverso l’apposito portale di accesso o comunicarle alla propria comunità di riferimento affinché i dati demografici nel Master Patient Index possano essere aggiornati. Non è possibile eseguire un regolare confronto dei dati demografici di tutti i pazienti registrati nel Patient Index di una comunità di riferimento con i dati della banca dati d'identificazione dell'UCC. La LCIP non offre la base legale per farlo. Il confronto sarebbe possibile soltanto sulla base di altre disposizioni federali o cantonali applicabili a questa fattispecie.

In che modo una comunità di riferimento può verificare il decesso di un pa-ziente? Viene comunicato dall’UCC?

Secondo l’articolo 21 OCIP, la comunità di riferimento può sopprimere la CIP di un paziente deceduto al più presto due anni dopo la data del decesso. La comunità di riferimento tuttavia non è obbligata a eseguire attivamente indagini sullo stato di vita, la data del decesso o altri dati analoghi. Non sussiste nemmeno l’obbligo per l’UCC o i registri comunali del Cantone di comunicare i decessi a comunità o comunità di riferimento.

Tuttavia i Cantoni sono liberi di integrare il corrispondente obbligo di notifica nel diritto cantonale, eventualmente – a condizione che sia creata la necessaria base legale – anche tramite l’utilizzo del NAVS13. Lo stesso vale per la verifica del decesso attraverso una ricerca presso il registro cantonale degli abitanti.

In caso di soppressione di una CIP, l’UCC annulla il corrispondente EPR-SPID informando in seguito le altre comunità (di riferimento) tramite broadcast degli annullamenti avvenuti. (Cfr. eCH-0215 Broadcast Mutationen UPI/SPID)

Una comunità può utilizzare la notifica dell’annullamento di un EPR-SPID via eCH-0215 broadcast come evento trigger per la soppressione di una CIP?

No, poiché possono esserci più motivi per l’annullamento di un EPR-SPID – non solo la soppressione di una CIP (cfr. Regolamento di trattamento dell’UCC, disponibile in tedesco e francese).

Ultima modifica 15.01.2020